| Il terreno
mostra una dualità morfologica: la parte più alta,
rivolta verso Cermenate, preannuncia la durezza dei colli
comaschi; la più antica, verso Misinto e Lentate sul Séveso,
risalente all'era quaternaria, si presenta invece più
fragile e argillosa, assumendo un colore giallo
rossastro, indice di una presenza di ferrite, che ha
costituito per lungo tempo il prodotto base di quelle
fornaci di cui oggi, nella zona, si conserva solo qualche
esemplare, così raro da assurgere a testimonianza di
archeologia industriale. Le
origini del nome non sono certe, anche se la maggior
parte delle ricerche storiche locali propende per una
derivazione del verbo latino "laxo" nel suo
significato di dar sollievo, ristoro. E probabilmente la
presenza del bosco, di quattro piccoli laghetti, che la
tradizione orale assicura esistessero, temprando il clima
continentale della pianura lombarda, ne facevano un luogo
ideale di villeggiatura e di riposo sia per la nobiltà e
l'aristocrazia milanese che per quella comasca.
Il primo documento che attesta
l'esistenza di insediamenti umani risale invece al XIII
secolo. Di Lazzate parla, infatti, Goffredo da Bussero
nel suo "Liber Notitiae", dove si legge "in
plebe Seviso loco Lazate ecclesia Sancti Lorentii".
Il censimento del 1398 annovera
nuovamente il beneficio parrocchiale di Lazzate così
lo "Status Ecclesiae" del 1476 e anche il
"Cathalogus" del 1564, con la notizia che in
passato ne era investito un certo sacerdote De Pine. Dal
punto di vista religioso l'appartenenza di Lazzate
alla Pieve di Séveso rimane costante sino al 1914,
quando il beneficio viene sottoposto al vicariato di
Saronno, ormai diventato il maggior centro di più facile
accesso. San Carlo Borromeo vi compì una visita
pastorale nel 1579 per il tramite del vicario foraneo,
monsignor Francesco Bernardino Cermenato, preposto di
Desio, riconoscendone la sufficiente grandezza e la
buona conduzione con le parole "Lazati omnia
rite se habeat". Più tormentate risultano invece le
vicende politiche. Integrato nel sistema rurale
dell'epoca medioevale, il paese non sfugge alla logica
della giurisdizione feudale. Nel secolo XV gli Sforza ne
concedono l'investitura ai nobili Missaglia quale
compenso per le armature da essi fornite alla casa ducale.
Ma il signore non dimora stabilmente nel Lazzatese,
giacché non vi è traccia o rudere di castello. Così i
ritmi della vita sociale trovano il loro momento di
aggregazione solo nella parrocchia. limitandosi,
probabilmente, la presenza feudale a visite periodiche,
legate alla riscossione di gabelle e decime. I conti
Missaglia durano poco a Lazzate.
Nel 1472 ricevono in perpetuo il feudo
di Corte Casale (Pieve d'Incino) e ad essi subentrano i
Biraghi. A questo periodo risale forse la costruzione del
primo nucleo della villa che nel nome rimarrà legata per
sempre ai nuovi signori. Il 2 ottobre1538 ai Biraghi
subentrano i Carcassola a cui Lazzate rimane sottoposto
fino al 1626, quando il feudo viene diviso con gli Arese.
Il lungo dominio dei Carcassola cessa
definitivamente nel 1648, anno in cui i diritti vengono
venduti al senatore Francesco Maria Casnedi. Capaci di
una continuità nel possesso della terra, i Casnedi
superano il periodo della dominazione spagnola e si
conservano quale famiglia dominante anche sotto gli
Asburgo, sino al 1787 quando, estintasi la dinastia, il
feudo di Lazzate viene riassorbito dalla camera regia.
Il censimento del 1770 registra 481
abitanti, un dato che ci consente di cogliere l'andamento
demografico nel tempo; l'inventario dei focolari della
Pieve di Séveso del XVI secolo riporta, infatti,
esistenti a Lazzate 21 fuochi, mediamente quindi 100-150
abitanti. Al Settecento appartengono alcune
trasformazioni edilizie: abbandonata nel 1753 la vecchia
chiesa, si costruisce il nucleo originario di quella
attuale, ampliato successivamente nel 1850 e nel 1928 e a
Villa Biraghi viene aggiunta nel 1740 l'ala nobile.
Il '700 è anche il secolo che da i
natali ad Alessandro Volta inventore della pila,
personaggio che ha dato fama al paese, che da parte sua
gli è rimasto profondamente legato, come dimostra lo
stesso stemma civico. il quale incorpora il disegno della
famosa pila, che l'orgoglio lazzatese vuole inventata
proprio qui. A Lazzate Alessandro Volta venne, in realtà,
in diversi tempi, solitamente per villeggiare e studiare
nella quiete del paesaggio groano. Durante la sua
permanenza dimorò nella casa che gli appartenne, sita
vicino alla parrocchiale e ora di proprietà
ecclesiastica. Nella lapide murata sulla facciata
dell'abitazione lo scienziato è chiamato con il curioso
appellativo di "mago del tubero" e gli si
attribuisce il merito di aver fatto conoscere ed
apprezzare l'alto valore nutritivo della patata.
L'Ottocento segna un periodo di
regresso. I documenti dell'archivio comunale denotano le
preoccupazioni delle autorità pubbliche per le crisi
agricole ora determinate da eventi bellici, ora da
calamità naturali o epidemie. Queste ultime, e in
particolare il colera del 1836 che un affresco in vicolo
Madonna ricorda, sembrano aver costituito un vero
flagello, accanto a quella che può definirsi la malattia
sociale del secolo: la pellagra.
L'unità d'Italia assegna il paese al
circondario di Monza, ma gli toglie la dignità di comune
aggregandolo al limitrofo Misinto, ma nel 1905 Lazzate
ritorna nuovamente autonomo.
Della storia di Lazzate oggi rimangono
purtroppo poche tracce. Il centro storico, sottoposto a
vincolo comunale di recupero, conserva la struttura di
cascina-corte, tipica del mondo rurale ottocentesco. Il
monumento più significativo rimane senz'altro Villa
Biraghi, al centro del paese, di proprietà privata,
interessante per l'ala nobile che meglio conserva la
configurazione settecentesca, con affreschi monocromi nei
riquadri minori e un grandioso stemma, che si riscontra
anche nei motivi in ferro battuto dei balconi. La chiesa
parrocchiale, dedicata a S. Lorenzo, patrono del
paese, e quella della Beata Vergine di Caravàggio.
Costituiscono, invece, vero patrimonio
ambientale i boschi che circondano l'abitato. Piante come
pini, querce e carpini ne hanno fatto oggetto di vincolo
da parte del Parco delle Groane.
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 Centro storico

Piazza Don A.Galli

Chiesa Parrocchiale

Piazza Giovanni XXIII

Casa di A.Volta

La pila inventata da Volta
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