Lazzate
Provincia di Milano
Abitanti 6200
Superficie Kmq 5,27
Altitudine m 260
Comuni limitrofi: Cermenate (CO), Lentate sul Séveso,
Misinto, Rovellasca (CO), Bregnano (CO).



Lazzate è situato circa a metà strada tra Milano e Como nella zona delle Groane, infatti rappresenta il punto di confluenza tra la provincia di Milano, cui appartiene, e quella di Como. Questo suo essere territorio di confine, periferico persino a quella Brianza monzese nella quale pure si confonde per tradizione, mentalità e laboriosità della sua gente, ha sempre fortemente condizionato le sue sorti e il suo sviluppo.

Il terreno mostra una dualità morfologica: la parte più alta, rivolta verso Cermenate, preannuncia la durezza dei colli comaschi; la più antica, verso Misinto e Lentate sul Séveso, risalente all'era quaternaria, si presenta invece più fragile e argillosa, assumendo un colore giallo rossastro, indice di una presenza di ferrite, che ha costituito per lungo tempo il prodotto base di quelle fornaci di cui oggi, nella zona, si conserva solo qualche esemplare, così raro da assurgere a testimonianza di archeologia industriale.

Le origini del nome non sono certe, anche se la maggior parte delle ricerche storiche locali propende per una derivazione del verbo latino "laxo" nel suo significato di dar sollievo, ristoro. E probabilmente la presenza del bosco, di quattro piccoli laghetti, che la tradizione orale assicura esistessero, temprando il clima continentale della pianura lombarda, ne facevano un luogo ideale di villeggiatura e di riposo sia per la nobiltà e l'aristocrazia milanese che per quella comasca.

Il primo documento che attesta l'esistenza di insediamenti umani risale invece al XIII secolo. Di Lazzate parla, infatti, Goffredo da Bussero nel suo "Liber Notitiae", dove si legge "in plebe Seviso loco Lazate ecclesia Sancti Lorentii".

Il censimento del 1398 annovera nuovamente  il beneficio parrocchiale di Lazzate così lo "Status Ecclesiae" del 1476 e anche il "Cathalogus" del 1564, con la notizia che in passato ne era investito un certo sacerdote De Pine. Dal punto di vista religioso l'appartenenza  di Lazzate alla Pieve di Séveso rimane costante sino al 1914, quando il beneficio viene sottoposto al vicariato di Saronno, ormai diventato il maggior centro di più facile accesso. San Carlo Borromeo vi compì una visita pastorale nel 1579 per il tramite del vicario foraneo,  monsignor Francesco Bernardino Cermenato, preposto di Desio, riconoscendone  la sufficiente grandezza e la buona conduzione  con le parole "Lazati omnia rite se habeat". Più tormentate risultano invece le vicende  politiche. Integrato nel sistema rurale dell'epoca medioevale, il paese non sfugge alla logica della giurisdizione feudale. Nel secolo XV gli Sforza ne concedono l'investitura ai nobili Missaglia quale compenso per le armature da essi fornite alla casa ducale. Ma il signore non dimora stabilmente nel Lazzatese, giacché non vi è traccia o rudere di castello. Così i ritmi della vita sociale trovano il loro momento di aggregazione solo nella parrocchia. limitandosi, probabilmente, la presenza feudale a visite periodiche, legate alla riscossione di gabelle e decime. I conti Missaglia durano poco a Lazzate.

Nel 1472 ricevono in perpetuo il feudo di Corte Casale (Pieve d'Incino) e ad essi subentrano i Biraghi. A questo periodo risale forse la costruzione del primo nucleo della villa che nel nome rimarrà legata per sempre ai nuovi signori. Il 2 ottobre1538 ai Biraghi subentrano i Carcassola a cui Lazzate rimane sottoposto fino al 1626, quando il feudo viene diviso con gli Arese. Il lungo dominio dei Carcassola  cessa definitivamente nel 1648, anno in cui i diritti vengono venduti al senatore Francesco Maria Casnedi. Capaci di una continuità nel possesso della terra, i Casnedi superano il periodo  della dominazione spagnola e si conservano quale famiglia dominante anche sotto gli Asburgo, sino al 1787 quando, estintasi la dinastia, il feudo di Lazzate viene riassorbito dalla camera regia.

Il censimento del 1770 registra 481 abitanti, un dato che ci consente di cogliere l'andamento demografico nel tempo; l'inventario dei focolari della Pieve di Séveso del XVI secolo riporta, infatti, esistenti a Lazzate 21 fuochi, mediamente quindi 100-150 abitanti. Al Settecento appartengono alcune trasformazioni edilizie: abbandonata nel 1753 la vecchia chiesa, si costruisce il nucleo originario di quella attuale, ampliato successivamente nel 1850 e nel 1928 e a Villa Biraghi viene aggiunta nel 1740 l'ala nobile.

Il '700 è anche il secolo che da i natali ad Alessandro Volta inventore della pila, personaggio che ha dato fama al paese, che da parte sua gli è rimasto profondamente legato, come dimostra lo stesso stemma civico. il quale incorpora il disegno della famosa pila, che l'orgoglio lazzatese vuole inventata proprio qui. A Lazzate Alessandro Volta venne, in realtà, in diversi tempi, solitamente per villeggiare e studiare nella quiete del paesaggio groano. Durante la sua permanenza dimorò nella casa che gli appartenne, sita vicino alla parrocchiale e ora di proprietà ecclesiastica. Nella lapide murata sulla facciata dell'abitazione lo scienziato è chiamato con il curioso appellativo di "mago del tubero" e gli si attribuisce il merito di aver fatto conoscere ed apprezzare l'alto valore nutritivo della patata.

L'Ottocento segna un periodo di regresso. I documenti dell'archivio comunale denotano le preoccupazioni delle autorità pubbliche per le crisi agricole ora determinate da eventi bellici, ora da calamità naturali o epidemie. Queste ultime, e in particolare il colera del 1836 che un affresco in vicolo Madonna ricorda, sembrano aver costituito un vero flagello, accanto a quella che può definirsi la malattia sociale del secolo: la pellagra.

L'unità d'Italia assegna il paese al circondario di Monza, ma gli toglie la dignità di comune aggregandolo al limitrofo Misinto, ma nel 1905 Lazzate ritorna nuovamente autonomo.

Della storia di Lazzate oggi rimangono purtroppo poche tracce. Il centro storico, sottoposto a vincolo comunale di recupero, conserva la struttura di cascina-corte, tipica del mondo rurale ottocentesco. Il monumento più significativo rimane senz'altro Villa Biraghi, al centro del paese, di proprietà privata, interessante per l'ala nobile che meglio conserva la configurazione settecentesca, con affreschi monocromi nei riquadri minori e un grandioso stemma, che si riscontra anche nei motivi in ferro battuto dei balconi. La chiesa parrocchiale, dedicata a S. Lorenzo, patrono del paese, e quella della Beata Vergine di Caravàggio.

Costituiscono, invece, vero patrimonio ambientale i boschi che circondano l'abitato. Piante come pini, querce e carpini ne hanno fatto oggetto di vincolo da parte del Parco delle Groane.

Centro storico

Piazza Don A.Galli

Chiesa Parrocchiale

Piazza Giovanni XXIII

Casa di A.Volta

La pila inventata da Volta